DOXATO THEOS (folk) + PIANODRAMMA (piano&drums)

Testi VOLUME I (1967)

PREGHIERA IN GENNAIO

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l´ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch´io
perché non c´è l´inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all´odio e all´ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l´inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

MARCIA NUZIALE

Matrimoni per amore, matrimoni per forza
ne ho visti di ogni tipo, di gente d´ogni sorta
di poveri straccioni e di grandi signori
di pretesi notai e di falsi professori
ma pure se vivrò fino alla fine del tempo
io sempre serberò il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia madre
decisi a regolare il loro amore sull´altare.

Fu su un carro da buoi se si vuole essere franchi
tirato dagli amici e spinto dai parenti
che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento
durato tanti anni da chiamarsi ormai d´argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa,
la folla ci guardava gli occhi fuori dalla testa
eravamo osservati dalla gente civile
che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco soffia il vento e si porta lontano
il cappello che mio padre tormentava in una mano
ecco cade la pioggia da un cielo mal disposto
deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto
cullava come un bimbo i suoi fiori di campo
ed io per consolarla, io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi gli amici tutti quanti
gridarono “per Giove, le nozze vanno avanti”
per la gente bagnata, per gli dei dispettosi
le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi.

SPIRITUAL

Dio del cielo se mi vorrai
in mezzo agli altri uomini mi cercherai
e Dio del cielo se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai.

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

La chiave del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare
la chiave del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare.

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

Senza di te non so più dove andare
come una mosca cieca che non può più volare
senza di te non so più dove andare
come una mosca cieca che non può più volare.

e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare.
Dio del cielo se mi vorrai
in mezzo agli altri uomini mi cercherai
e Dio del cielo se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai.

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

Dio del cielo io ti aspetterò
nel cielo e sulla terra io ti cercherò.

SI CHIAMAVA GESU´

Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l´amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l´ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l´ebbero odiato
nel getzemani pianse l´addio
come per chi l´adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l´insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.

BARBARA

Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la troverà
Barbara
in lei la bacerà
Barbara.

Lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortiche e mimosa
per questo ad un´alta età
Barbara
l´amore vero rimanderà
Barbara.

E intanto lei gioca all´amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odierà
Barbara
ma poi la perdonerà
Barbara.

E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va
lei lo sa
un altro petalo fiorirà
per Barbara.

VIA DEL CAMPO

Via del Campo c´è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c´è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c´è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

CARO AMORE
(sostituita in seguito da “La stagione del tuo amore”)

Caro amore
nei tramonti d´aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gioire
anche il vento ed il mare.

Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole.

Caro amore
i fiori dell´altr´anno
caro amore
sono sfioriti e mai più
rifioriranno
e nei giardini ad ogni inverno
ben più tristi sono le foglie.

Caro amore
così un uomo vive
caro amore
e il sole e il vento e i verdi anni
si rincorrono cantando
verso il novembre a cui
ci vanno portando
e dove un giorno con un triste sorriso
ci diremo tra le labbra ormai stanche
“eri il mio caro amore”.

LA STAGIONE DEL TUO AMORE

La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po´ di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve

passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
poi ritrovarli nella luce di un´ora

passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
puoi ritrovarli nella luce di un´ora

LA MORTE

La morte verrà all´improvviso
avrà le tue labbra e i tuoi occhi
ti coprirà di un velo bianco
addormentandosi al tuo fianco
nell´ozio, nel sonno, in battaglia
verrà senza darti avvisaglia
la morte va a colpo sicuro
non suona il corno né il tamburo.

Madonna che in limpida fonte
ristori le membra stupende
la morte no ti vedrà in faccia
avrà il tuo seno e le tue braccia.

Prelati, notabili e conti
sull´uscio piangeste ben forte
chi ben condusse sua vita
male sopporterà sua morte.

Straccioni che senza vergogna
portaste il cilicio o la gogna
partirvene non fu fatica
perché la morte vi fu amica.

Guerrieri che in punto di lancia
dal suol d´Oriente alla Francia
di strage menaste gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto

davanti all´estrema nemica
non serve coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

BOCCA DI ROSA

La chiamavano bocca di rosa
metteva l´amore, metteva l´amore,
la chiamavano bocca di rosa
metteva l´amore sopra ogni cosa.

Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant´Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.

C´è chi l´amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l´uno né l´altro
lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all´altro
bocca di rosa si tirò addosso
l´ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l´osso.

Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all´invettiva.

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
“il furto d´amore sarà punito-
disse- dall´ordine costituito”.

E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.

E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

Il cuore tenero non è una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l´accompagnarono malvolentieri.

Alla stazione c´erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c´erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,

a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l´amore nel paese.

C´era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva “Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.

Ma una notizia un po´ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall´arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.

Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un´estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l´amore sacro e l´amor profano.

CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d´allor

al sol della calda primavera
lampeggia l´armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d´identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d´amor

“se ansia di gloria e sete d´onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all´amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”

così si lamenta il Re cristiano
s´inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand´ecco nell´acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d´amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

“De´ cavaliere non v´accostate
già d´altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s´arrestò

ma più dell´onor potè il digiuno
fremente l´elmo bruno
il sire si levò

codesta era l´arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l´intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d´onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull´arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”

“E´ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c´è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v´eran tariffe inferiori alle tremila lire”

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d´allor

al sol della calda primavera
lampeggia l´armatura
del sire vincitor

Testi TUTTI MORIMMO A STENTO (1968)

CANTICO DEI DROGATI

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell´anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l´affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell´infinito.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m´ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

PRIMO INTERMEZZO

Gli arcobaleni d´altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d´altri mondi nascono fiori che non ho.

Gli arcobaleni d´altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d´altri mondi nascono fiori che non ho.

LEGGENDA DI NATALE

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l´età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l´inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d´amore
e d´oro e d´argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d´argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l´incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d´un fiore appassito a Natale
la storia d´un fiore appassito a Natale.

SECONDO INTERMEZZO

Sopra le tombe d´altri mondi
nascono fiori che non so

Ma tra i capelli d´altri amori
muoiono fiori che non ho

BALLATA DEGLI IMPICCATI

Tutti morimmo a stento
ingoiando l´ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.

L´urlo travolse il sole
l´aria divenne stretta
cristalli di parole
l´ultima bestemmia detta.

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un´ora.

Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l´antico credo
di chi muore senza perdono.

Chi derise la nostra sconfitta
e l´estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo.

Chi la terra ci sparse sull´ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch´egli stravolto alla fossa
con la nebbia del primo mattino.

La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria.

Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l´odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso.

INVERNO

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un´altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell´ombra incerta di un divenire
dove anche l´alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l´amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l´inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un´alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

GIROTONDO

Se verrà la guerra, Marcondiro´ndero
se verrà la guerra, Marcondiro´ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro´ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro´ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro´ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n´è andato, chissà quando ritornerà.

L´aeroplano vola, Marcondiro´ndera
l´aeroplano vola, Marcondiro´ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro´ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l´aviatore che non lo farà
ci salva l´aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro´ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro´ndera
sian belli o siano brutti, Marcondiro´ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
sian furbi o siano cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro´ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro´ndera
non potremo più giocare al Marcondiro´ndà.

E voi a divertirvi andate un po´ più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro´ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n´è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro´ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro´ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro´ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro´ndà…

TERZO INTERMEZZO

La polvere il sangue le mosche e l´odore
per strada fra i campi la gente che muore
e tu, tu la chiami guerra e non sai che cos´è
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi il perché.

L´autunno negli occhi l´estate nel cuore
la voglia di dare l´istinto di avere
e tu, tu lo chiami amore e non sai che cos´è
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il perché.

RECITATIVO
(Due invocazioni e un atto d´accusa)

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati.

Dell´inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.

Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l´umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all´orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all´ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

CORALE
(Leggenda del Re infelice)
C´era un re
che aveva
due castelli
uno d´argento
uno d´oro
ma per lui
non il cuore
di un amico
mai un amore né felicità.

Un castello
lo donò
e cento e cento amici trovò
l´altro poi
gli portò
mille amori
ma non trovo
la felicità.

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà
per pietà
per pietà…

http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9
http://www.ondarock.it/italia/fabriziodeandre.htm