PAOLO ANGELI

“APPUNTI TRA DUE SPONDE DEL MEDITERRANEO”

Paolo Angeli (chitarra sarda preparata e voce)

Il musicista sardo Paolo Angeli offrirà un concerto dove, accompagnato dalla sua chitarra sarda preparata, condurrà il pubblico in un viaggio in solitario attraverso il Mare Mediterraneo.“La navigazione in solitario – spiega Angeli – è quanto di più bello possa esistere. Ti confronti con la tua intimità, con il passare del tempo, con musiche che ti appartenevano e che a distanza di anni percepisci come un abito che non indosseresti più. A me piace rischiare, navigare a vista, evocando la poesia del sestante, delle mede e delle carte nautiche. Ogni volta cerco di spostare il margine di rischio con la consapevolezza che ad attendermi c’è la terra ferma. E li affiorano le composizioni, isole da esplorare e abbandonare per continuare ad assaporare la bellezza delle navigazioni sotto costa”. Per tradurre in musica le sue idee originali, Angeli ha sviluppato un modello di chitarra unico: uno spettacolare strumento a 18 corde, 6 normali, 8 posizionate di traverso e 4 sospese, corredato da una serie di martelletti, pedaliere, eliche e pick up. Un mix tra chitarra, violoncello e batteria, con un suono così unico da sedurre il chitarrista Pat Metheny, che ha utilizzato lo strumento inventato da Angeli nel tour Orchestrion.Immancabile nel repertorio di Angeli l´ipnotica composizione Il satiro danzante dedicata alla statua custodita al museo del satiro di Mazara del Vallo.
Un concerto che sa di salsedine abbozzato su un quaderno di appunti custodito tra due sponde del mediterraneo.

European Jazz Network, l’associazione che raccoglie il fiore dei festival del Vecchio Continente l’ha inserito nella sua Media Chart d’aprile, una sorta di borsino delle migliori novità musicali. E “Jazz On 3” il programma radio della Bbc lo ospita come podcast live della settimana. Un viatico di rispetto per lanciare nell’ambiente giusto l’ultima fatica del chitarrista sardo Paolo Angeli, l’album in solo “Sale quanto basta”, appena pubblicato per Rer, titolo che tradisce la passione culinaria di questo creativo sperimentatore. Che, proprio come uno chef mescola aromi e ingredienti in modo alchemico.
Profumano infatti di mare, di isole, Mediterraneo e sardità i suoi dodici pezzi. Sin dalla prima traccia “Baska”, si viene letteralmente storditi e immersi in un bagno di identità, suoni e armonie più disparate che si intrecciano, si annodano in modo sensuale e frenetico per sciogliersi e distendersi come fili di bisso.

Paolo Angeli è uno e centomila. Solo in un corpo a corpo con la sua grande chitarra sarda – la stessa che ha poi voluto per sè anche Pat Metheny – da lui oggetto di una eterna e continua modifica. Aggiunge martelletti, fili, pedali che suona all’unisono o separatamente, in un groviglio magnetico e magmatico di suoni. Che richiamano le roots, come la meravigliosa “Primavera araba”, una Corsicana cantata che entra nell’anima come un cante hondo. Evocano vette ardite in “Il satiro danzante” per sfumare sognanti in “Mascaratu” : musica ipnotica che intreccia accordi chitarristici e svisate straniate di un violoncello arabo.

Uno e centomila. Angeli è come un’orchestra intera. Sempre sul filo tra antico e futuro. Tradizione e avanguardia pop. Dal vivo poi i suoi spettacoli intrigano e seducono come una art opera istantanea. E forse proprio con l’arte pittorica questa musica, semplice e complessa allo stesso tempo, condivide un senso di sorpresa e stupore, per i colori e i getti alla Pollock, i tagli necessari di un Fontana.

“Sale quanto basta” scorre così come un fiume carsico trasportando con sè le tracce di ieri, lo scorrere del tempo presente e l’urgenza del futuro.

Recensione

Paolo Angeli ha composto Il disco più interessante del 2013.
Sale quanto basta – da poco in versione deluxe – è stupefacente. Musica di confine e peripezie di equazioni sperimentali. L’archetto che sviscera la chitarra sarda provoca vibrati che si potrebbero riprodurre facendo rabbiosamente ondeggiare una lastra di plastica. Frustando l’aria si ottiene un suono ed è ciò che sostanzialmente fa Angeli. La sensazione viscerale che si ha della malia, sanguigna e mistica, tra l’uomo fabbricatore e il mare pulsante è così intensa da far arrossire il vero battito arterioso. Uno strumento che di sardo ha ormai ben poco e che genuinamente può ricordare vari strumenti a corda continentali. La biwa giapponese, la kora mandinka, il suono delle due casse armoniche del surbahar indiano. è un battito granulato e percepibile che tocca, non me ne voglia l’autore, non solo i marosi di Britten, ma anche l’isolamento – nel suo caso sardo nel nostro molisano – meridionale di Jovine, finendo per abbracciare una musica concreta che esplora il silenzio come il vuoto imbarazzante proprio sulla scia di un Molina o di un generale primitivismo americano. Ma è in questo caso una musica oltre che tesse il ponente con i colori dell’ostro, il grecale con il garbino sabbioso. Oggi il silenzio passa dalla rosa dei venti. Se i perimetri di questi dodici brani sono delimitati plasticamente dall’autore tra le due sponde del Mediterraneo, tra Barcellona e la Sardegna, inevitabilmente l’orecchio medita più in là. Ascoltando sale quanto basta si viene subito rapiti dalla emozionalità di Brida o dalla spontaneità di Il mare salta troppe nuvole – il mare di Grimes come le nuvole di Morricone. Per non parlare della felice ricettività di Mascaratu, armoniosa, piena di luce o di Funda de almohada che ci riporta in una tombale onirica o poco meno, tra il sonno e la veglia ispirata. Appena prima che l’iride percepisca la luce, Angeli ci insegna a fermare quell’aspra sensazione di risveglio per giocarci sopra.

PAOLO ANGELI

Prime esperienze musicali in un vecchio autobus abbandonato nella periferia della Sardegna settentrionale apprende i rudimenti della chitarra dal padre.
“Aspirante al comando di navi mercantili” presso l´Istituto Tecnico Nautico di La Maddalena, nel 1989 si trasferisce a Bologna.

Parallelamente agli studi di chitarra jazz (sotto la guida di Tommaso Lama), all´interno dell´università occupata, con il Laboratorio di Musica & Immagine ed altri sparuti compagni inizia un lavoro di sperimentazione musicale, con continui scambi e collaborazioni tra musicisti provenienti da aree diverse. Con il LM&I suona tra il 1990 ed il ´97 in numerosi festivals di musica “innovativa” e di cinema, produce tre CD e collabora con il musicista anglo-australiano Jon Rose. Successivamente dallo stesso gruppo nascono varie gemmazioni: Trabant, funambolesca orchestrina che alterna un repertorio di danze popolari a collaborazioni teatrali; Mistress, sestetto cameristico che esegue musiche di Stefano Zorzanello; Angeli-Zorzanello duo, che generalmente si propone in contesti di musica improvvisata aprendosi a collaborazioni con altri musicisti. Nello stesso periodo inizia a suonare la tuba con la Banda Roncati, stupenda esperienza di musica sociale, la batteria con i Diamant Brin, gruppo del musicista serbo Dragan Nicolic e fonda un quintetto vocale che esegue il repertorio paraliturgico dell´area gallurese (Sardegna settentrionale). E´ socio fondatore della Scuola Popolare di Musica Ivan Illich e dell´etichetta indipendente Erosha.
Parallelamente suona con Eva Kant (ensamble composto da 28 elementi) gruppo con il quale ha collaborato con diversi musicisti tra cui Fred Frith (esecuzione dell´opera Pacifica e realizzazione dell´omonimo lavoro discografico), Butch Morris (Conduction ´32) e partecipato al progetto “Risonanza Magnetica ´96”.

Un rinnovato interesse per la cultura musicale sarda lo porta ad approfondire la tradizione musicale del nord della Sardegna, conoscendo Giovanni Scanu (il più vecchio suonatore di chitarra sarda ancora in vita) che lo guida alla conoscenza delle forme del canto con accompagnamento di chitarrra. Nel ´95 pubblica per l´etichetta Erosha il CD Dove Dormono gli Autobus, presentato nello spazio Audiobox (Rai radio 3) e meritevole di segnalazione nel settore della musica contemporanea del concorso Iceberg ´96. All´interno del festival Isole che parlano (Palau agosto ´96), al Link (Bologna) e in diretta radiofonica per il programma Audiobox (auditorium RAI, Roma, Aprile ´97) il gruppo Fraìli realizza il progetto live dello stesso lavoro discografico, punto di sintesi di tutte le esperienze citate.
Nello stesso anno inizia a fare concerti con una particolarissima chitarra sarda preparata. Partecipa al festival internazionale Die lange nacht der gitarre (Podewill Berlino) e vince il primo premio al concorso “Posada Jazz Project”. Nel 1998 pubblica il CD Linee di Fuga-solo per chitarra sarda preparata ottenendo ampi consensi da parte della critica specializzata. Ha svolto concerti da solista per Rai Radio3 in diretta radiofonica (la stanza della musica) e in differita (Angelica Festival, Clusone Jazz, Radio3 Suite).

Dal 1998 svolge un´intensa attività concertistica esibendosi nel circuito nazionale ed internazionale della musica Jazz improvvisata e della musica contemporanea.

Ha suonato con Jon Rose, Otomo Yoshide, Frank Schulte, Lukas Simonis, Elliot Sharp, Carlo Actis Dato. E´ laureato con il massimo dei voti al D.A.M.S., Università di Bologna, con una tesi in etnomusicologia: La gara di canto. Il canto a chitarra nella Sardegna settentrionale. Lavora, per l´Istituto Regionale Etnografico della Sardegna, alla costituzione della fonoteca di musica tradizionale Archivio Musicale Mario Cervo.

Insieme al fotografo Nanni Angeli cura la direzione artistica del festival Internazionale di Musica-Teatro e Arti Visive Isole che Parlano.

RECENSIONI

Tessuti a grana grossa, ispidi, scabri. Trame che sono l´impressione ruvida, rapida, di un bozzetto chitarristico all´ocra rossa o il fine arabesco di note rigogliose, agili, precise. Il tocco dei polpastrelli rivela storie sfiorate, la corsa della mano nel telaio, giochi d´inseguimento arrampicati sulle corde di metallo, di nylon, di juta.

Paolo Angeli suona un catafalco tutto intarsiato, incordato, che ricorda solo lontanamente la chitarra che un tempo doveva essere. Armato di archetto lo imbraccia come un violoncello, ne estrae strofinii da ghironda incandescenti, spigolosi, materici.
Diviso tra originali, cover dell´evidente mentore Fred Frith e Bjork, “Tessuti” è la sua terza uscita per la prestigiosa ReR di Chris Cutler.

Pezzi di non facile interpretazione, quelli scelti, che sembrerebbero portarsi dietro indissolubilmente la personalità degli autori. Angeli riesce nella coraggiosa impresa di farli propri senza stravolgerli, incarnandoli nel suo suono terroso e avvolgente. Non si avverte discontinuità, tra la sua “La Pianta del Piede” (cineserie sospese, intagli, cicalii svuotati), l´aksak Frithiano in odore di Turchia “Ahead In The Sand” (“Speechless”, 1981) e una “Unravel” cristallizzata in un paesaggio luci e silenzi a un passo dai Sigur Ros.
I brani sono dilatati, trasfigurati in una bolla di addensamenti/rarefazioni pulviscolari, rievocazioni atemporali, melodie sgualcite come ci si aspetterebbe da un disco scricchiolante di Hala Strana che si aprono in commoventi illuminazioni Starless/Godspeed You! Black Emperor. I tramestii di carabattole alla Frith creano atmosfere e spazi tangibili, le note strutture leggere di balsa, passi di danza che svaniscono in mille rivoli e diramazioni.

Particolarmente notevoli le sei tracce originali, le più incentrate sull´utilizzo “informale”, Baileyano della chitarra sarda preparata di Angeli. Tra la meditabonda “Mezzo Passo” e i clangori scalcinati di “Danza di un Fermaciuffi”, spicca la title track “Tessuti”, breve inciso di “ballo tondo” che chiude il cerchio e porta alla Sardegna dei Tanit e di “Sonos ´e Memoria”.

Con quest´album maturo, sentito e profondamente umile, Paolo Angeli dà prova di grande classe e talento, partendo da temi di altri, mutandoli in materia grezza e riforgiandoli in qualcosa di metafisico, assolutamente personale, emozionante e assieme rispettoso, per il quale forse vale la pena di scomodare la parola “capolavoro”.
Ondarock
http://www.paoloangeli.it
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-985962ec-f671-475e-aea6-8243b412b177.html